Beghe familiari

In ogni buona famiglia che si rispetti arriva sempre il momento delle sciarrie. Il fenomeno si presenta ogni volta simile, tanto che è possibile tracciarne una evoluzione pressapoco standard partendo da alcune condizioni necessarie e sufficienti:
1. Almeno due figli entrambi sposati (il numero dei figli e l’intensità della lite sono direttamente proporzionali).
2. Genitori possidenti non necessariamente di una grande ricchezza.
3. Vita a stretto contatto, possibilmente nello stesso condominio.
La prima tappa è caratterizzata spesso da facciolismo ovvero ipocrisia dalle belle facce; ci si impegna in una vita in comune, c’è collaborazione, partecipazione, simpatia; si pranza assieme la domenica, si fanno enormi nfurnate di pane e focacce e così via. Ed è in questo momento, per pochi attimi, che si crede quasi sinceramente nella possibilità che la Famiglia sia un’entità solida (rubando un’espressione tanto cara a Bauman), un luogo dove trovare conforto, appoggio e sane abitudini.
Ma pian piano tutto si scioglie (ora che ci penso, Zigy non l’ha ancora scritto un libro sulla famiglia liquida…): gli entusiasmi lasciano posto alle amarezze, crescono in maniera esponenziale le lagne borbottate la sera in camera da letto, le facce sono sempre più tese, i sorrisi più tirati, finché arriva il giorno dell’esplosione (l’intensità della quale è direttamente proporzionale al periodo di incubazione). La fase dell’esplosione è la più comica e teatrale; essa degenera spesso in performance grottesche ed eccessive (un esempio lodevole ce lo dà Germi in alcune scene di “Sedotta e abbandonata”). In questa fase si tira fuori tutta la melma che si teneva dentro a fermentare; si vomitano ingiustizie e mancanze (vere o presunte) subite dagli altri membri della famiglia: perlopiù si accusano i genitori di “fare la differenza” tra i figli. A prendere la parola sono spesso le donne (figlie e nuore): “ca certu a idda a iutasti a farisi a casa e iu mi l’appa fari che ma sordi”, “a chida – ma non era la tua nuora preferita?! – ci paiasti a bulletta ro telefenu ppi n’annu sanu!!!!”, “l’annu scursu a pasqua a mia mi rasti na mpanata e a idda tri”. Potete rendervi conto da soli della profonda e sconcertante miseria di questo meschino spettacolo.

E se volessimo trovare una risposta a tutto questo? Potremmo servirci ancora di Bauman e dire che in una società individualista come la nostra non c’è spazio per gli affetti familiari: se consideriamo vera l’equazione individuo = consumatore, il Danaro diventa valore fondamentale perché è attraverso questo che consumiamo e quindi diventiamo individui; in quest’ottica i legami familiari perderebbero importanza o potrebbero persino essere d’impaccio per la realizzazione di noi stessi.
Ma senza tirare in ballo tesi sfacciatamente anticapitalistiche (che rimangono comunque le mie preferite) basterebbe constatare che la rivoluzione culturale degli ultimi decenni ha portato la gente ad avere più rispetto di sé e della propria felicità (basta fare il confronto fra me e mia nonna: lei non ha scelto che vita condurre, che uomo sposarsi e quanti figli avere, io posso farlo) anche a costo di entrare in conflitto col prossimo. Certo questo non giustifica la meschinità di considerare fondamentale per la propria felicità grandi quantità di impanate e telefonate gratuite.
Se volete una visione più chiara ed eloquente della questione vi consiglio la visione di “Parenti serpenti” di Monicelli… ah dimenticavo: l’impanata è un tipico piatto pasquale ragusano costituito da una focaccia tonda ripiena di carne di agnello o tacchino (gnammy).

P.S.: Tommy pretende u ringrazziu per il tempo perso a montare le foto.

This entry was posted in sociopsicologia spicciola and tagged , , , , . Bookmark the permalink.

7 Responses to Beghe familiari

  1. Giofilo says:

    basta fare il confronto fra me e mia nonna: lei non ha scelto che vita condurre, che uomo sposarsi e quanti figli avere, io posso farlo

    Bhè, se l’uomo che hai scelto è Tommy non è che ti sia andata meglio di tua nonna :-P (ma no, povero Davide, scherzo!)

    Comunque, sono davvero caratteristiche (e classiche) le dinamiche familiari che hai descritto. Secondo te hanno una forma più accentuata nel nostro (profondo) sud?

    Ciao,
    Giovanni

  2. Valentina says:

    Caspita! ora che mi ci fai pensare Tommy e mio nonno hanno qualcosa in comune… dormono tanto, parlano poco e rifuggono l’acqua. (brrr)

    Penso che le nostre liti sembrino più intense perché sono più espressive, ma credo che qualsiasi famiglia occidentale (per quelle orientali non sono informata) che sottostà alle 3 condizioni sopra elencate rischia seriamente una lite cronica.
    Quindi se vivi in una famiglia serena ti raccomando di godertela finché puoi. :-)

  3. Giofilo says:

    Fortunatamente la mia famiglia me la godo. Ma ho i miei parenti-serpenti-paesani che spesso danno veri e propri saggi di simili tragicommedie siciliane! :-D

    A presto!

    P.s.: ricambio volentieri il link, grazie!

  4. alice says:

    notavo qualcosa di vagamente familiare nel dialetto che usavi…
    le scacce e le impanate mi mancano non puoi capire quanto…
    e mi piace assai il tuo scrivere.
    ti inserisco tra i prediletti :)

  5. Valentina says:

    Temo che la nostra cara provincia si salvi solo per le scacce…veramente non conosco Modica, magari è messa meglio.
    Ho dato una sbirciatina al tuo blog (non lo conoscevo) e ricambio volentieri il link :-D

  6. alice says:

    mi mancano solo scacce e impanate. stop.
    mezza parola. :D

  7. Simone says:

    Qualcuno ha parlato di liti?

    Umh…io ci vivo con le liti in famiglia (però,è pur sempre una cosa che ci tiene uniti..almeno credo)

    Bella la foto,molto shockante :)

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.