Sulla Tesi

L’entusiasmo post laurea che mi ha permesso, per pochi attimi, di sfiorare stati d’animo per me assurdi come l’orgoglio, la stima di sé, la fierezza, ha lasciato dietro di sé strascichi di buon umore veramente inconsueti e un atteggiamento stranamente positivo nei confronti della vita. E in questo periodo fatto di festeggini regalini e tanti auguri, oltre a scervellarmi per trovare una maniera di far soldi, anche pochi, senza lavorare fino al prosciugamento dei neuroni, cerco di tirare le somme di questi anni universitari in modo da riporli ben sistemati, dentro un cassettino della memoria, da riaprire così ogni tanto, forse. Ma non voglio tediarvi con le riflessioni su se e quanto è cresciuto il mio cervellino in questi anni, o su che ne sarebbe stato di me se avessi scelto scienze della comunicazione o biologia anziché filosofia – in breve sul confronto della Simona di ora con la Simona di allora e con tutte le Simone possibili tra quella di ora e quella di allora. Vi annoierò invece parlandovi un po’ della mia tesi. Perché faccio questo? Perché prima di gettare il mio lavoro nell’angolo più oscuro e muffoso di questa casa (e della mia memoria), devo concedergli l’ultimo momento di gloria; lo devo alla mia tesi e lo devo alla Simona che si è tanto affannata per partorirla.

Come qualcuno di voi saprà l’argomento della mia tesi è un libro: I Greci e l’irrazionale di Eric Dodds, un libro che nei mesi (pochi) dedicati alla stesura della tesi è stato una mia appendice: lo portavo ovunque andassi, ci mangiavo o dormivo sopra, ci uccidevo gli insetti poco graditi ecc ecc. Questo perché è un testo complesso e denso, non tanto per l’incomprensibilità dei suoi concetti ma per la grande quantità di questi. In 400 pagine sono concentrate così tante nozioni che per svilupparle tutte ci vorrebbe un’enciclopedia. Questo perché l’intento di Dodds era quello di scrivere una (breve e accessibile pure ai non specialisti) storia alternativa della cultura greca, una storia che tenesse conto di una categoria spesso maltrattata dai filologi che studiano la classicità: l’irrazionale.

Sì, perché col tanto insistere con i Greci padri del razionalismo occidentale, creatori del Bello universalmente valido (vallo a dire ad un africano), fondatori della democrazia, ci si è scordati di quanto essi fossero miseri umani come noi, e – cosa che li rende migliori di noi – coscienti di tale miseria. Anche le esistenze dei Greci erano impregnate di irrazionale: l’incoscienza, il delirio, la paura guidavano le loro esperienze tanto quanto la ragione, l’equilibrio e la serenità. Dodds ci mostra come ogni età di cui è costituita la storia dei Greci sia zeppa e zuppa di credenze e usanze irrazionali sorte, con caratteristiche diverse a seconda dell’epoca, per soddisfare il bisogno di unità, di chiarezza, di senso che caratterizza da sempre l’umanità, Greci inclusi. Nei prossimi post vi parlerò (speriamo) di alcune di tali credenze, del contesto in cui nascono e si sviluppano e delle esigenze psicologiche che tentano di soddisfare. Chi ha trovato noioso questo post troverà gli altri ancora più soporiferi è autorizzato quindi a boicottare questo blog per una ventina di giorni, ma non preoccupatevi, tornerò presto a scrivere delle mie paturnie.

This entry was posted in studi and tagged , , , , , . Bookmark the permalink.

2 Responses to Sulla Tesi

  1. Giofilo says:

    A me interessa tantissimo (ben più dell’evoluzionismo di Dennett :-P ), quindi continua a scrivere!

    Sui Greci e l’irrazionale mi vengono in mente queste splendide righe de La nascita della tragedia:

    Quando noi, dopo un fermo tentativo di fissare il sole, ci rivolgiamo abbagliati, abbiamo allora davanti agli occhi, quasi come un rimedio, scure macchie colorate; inversamente, quelle proiezioni luminose dell’eroe sofocleo, insomma l’apollineo della maschera, sono prodotti necessari di uno sguardo gettato nell’intimità e terribilità della natura, per così dire macchie luminose per sanare l’occhio offeso dall’orrenda notte. Solo in questo senso possiamo credere di comprendere rettamente il concetto serio e importante della «serenità greca»

    Ciao,
    Giovanni

  2. Triad says:

    Cara Valentina/Ossidia (non ho ancora capito – perdonami – quale nick preferisci),
    trovo anche io interessantissimo il tema della tua tesi. E questo lo sapevi. Già – però non sapevi che commenterò ogni tuo post in proposito!
    Scherzi a parte, grazie.
    Un abbraccio e a presto,
    Davide

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.