Pulsioni sociali

L’uomo si sa, è un animale sociale – è cioè un animale che vive e sopravvive solo all’interno di un gruppo. Per una buona convivenza sociale, è necessario controllare efficacemente l’aggressività degli individui che fanno parte del gruppo, e un buon metodo per fare ciò è l’istituzione di una gerarchia; ecco perché le comunità dei primati come quelle degli uomini presentano una struttura gerarchica in cui ogni individuo controlla i suoi sottoposti ed è controllato dai suoi superiori.
Per realizzare ciò lo sviluppo filogenetico (l’evoluzione) ha dotato gli animali sociali di due predisposizioni: una permette loro di sottomettersi a chi viene reputato superiore e l’altra li porta ad aspirare ad una posizione di prestigio nella gerarchia.
Alcuni primati, tra cui i macachi giapponesi e le scimmie rhesus, ottengono un buono status all’interno del loro gruppo, più che con la forza e l’aggressività, tramite modi affabili e socievoli, dimostrandosi tolleranti e disposti alla protezione del gruppo. Solo in questo modo essi potranno guadagnarsi il rispetto e il riconoscimento della comunità (fattore indispensabile per il raggiungimento di una posizione di prestigio).


Anche nell’animale uomo notiamo atteggiamenti simili: ogni arrampicatore sociale degno di questo nome è cosciente di quanto sia necessario, per raggiungere i propri obbiettivi di prestigio e potere, circondarsi di congeneri pieni di stima e ammirazione, di yesmen sempre pronti all’adulazione; riconosce altresì l’importanza di mostrarsi gentile, cortese e sempre disponibile.


Altro tipico atteggiamento dell’uomo affamato di rango è la scimmiottatura dello stile di vita e dei comportamenti di chi ricopre uno status più alto: «l’appello allo status è un efficace fattore di pubblicità perché, quando uno non ha ancora raggiunto un alto livello di rango, ne mima volentieri i contrassegni, vestendosi come gli appartenenti al livello superiore, procurandosi gli stessi tipi di auto, portando gli stessi ornamenti» ((I. Eibl-Eibesfeldt, Amore e odio, Adelphi, Milano 2007, p. 112.)). Questi semplici accorgimenti danno all’uomo medio, a colui che non ha potuto soddisfare pienamente la sua pulsione di arrivismo sociale, l’illusione di possedere almeno in parte lo status tanto agognato. Ecco spiegato il motivo, apparentemente incomprensibile, per cui una semplice commessa veste Cesare Paciotti; un meccanico si reca all’officina con la sua Audi; un liceale sniffa coca. Ecco perché ogni neonato ha diritto al suo corredino 1ª Classe di Alviero Martini – ok è parecchio squallido, lo farà pure sembrare un 40enne, ma è un biglietto d’ingresso per il meraviglioso mondo del Successo (reale o presunto).


Questo approccio etologico alle gerarchie sociali umane suggeritoci da Eibl-Eibesfeldt potrebbe darci qualche suggerimento per spiegare lo strano enigma della fame (folle) di finanziamenti che, in questi ultimi anni, ha interessato gli occidentali fino alle tragiche conseguenze finanziarie a cui assistiamo in questi giorni: sembra infatti che la pulsione di arrivismo sociale sia così radicata nell’uomo da sfidare l’istinto di sopravvivenza stesso; non importa se domani ti ritroveranno morto di freddo in una roulotte scassata, ciò che conta è dimostrare ora che tu vali, che la tua vita è degna di essere vissuta perché ricopri un ottimo status sociale.

Questa voce è stata pubblicata in sociopsicologia spicciola e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

19 risposte a Pulsioni sociali

  1. ferrigno scrive:

    Questo post mi ha fatto venire in mente le indagini sociologiche di Pippo (sì, Walt Disney) su quello strano animale che è l’uomomedio.

    Fuori tema:
    sono giorni che sto cercando di aggiornare il mio blogroll, inserisco il nuovo indirizzo ma blogger si ostina a reindirizzarmi al vecchio. Dipende da me o da te? Boh.

  2. Ossidia scrive:

    Wow! Avevo rimosso quei meravigliosi cartoni animati, ma si troveranno su emule?
    Prima cancella l’indirizzo vecchio e poi aggiungi quello nuovo, dovrebbe funzionare. :-)

  3. ferrigno scrive:

    Umpf, provato e riprovato. Sarà un baco di blogger, fatto sta che non riesco proprio. Ti faccio sapè.

    http://www.youtube.com/watch?v=lrgFliCXOn8
    http://www.youtube.com/watch?v=xxeL9bdSu-A&feature=related
    :D

  4. Antonio scrive:

    Mia cara ospite, avevo visto il libro dell’etologo austriaco cui hai fatto riferimento a casa tua e del tuo con-sorte e ora mi compiaccio delle tue considerazioni. Mi permetto solo di aggiungere che il nostro studioso è sì un grande osservatore degli uomini, nel senso che è stato capace di accumulare una notevole massa di materiale in proposito, ma poi io ho l’impressione che, vittima di un innato ottimismo, tragga conclusioni inadeguate. Io non vedo molte speranze per un cambiamento in positivo della socialità dell’uomo sul modello dei rhesus, tanto per intenderci e ancor meno vedo come adeguate le speranze di Eibl-Eibesfeldt per un disinnesco dell’aggressività che conduce alla guerra, come egli invece dichiara in “Etologia della guerra”, che ti consiglio di leggere. Tu che ne pensi? In fin dei conti è lo stesso studioso che sostiene che l’uomo è un animale che ha superato la propria natura con la cultura e che così facendo, oltre ad aver anche migliorato la propria esistenza, ha anche prodotto una disinibizione assai perniciosa. Quanto poi all’uomo medio che vuole convincersi di essere di rango superiore al proprio a me vine in mente che i dittatori del Novecento hanno scimiottato ridicolmente i sovrani più sanguinari dell’Ottocento; se l’andazzo è quello, e sembra esserlo visto che Berlusconi è una macchietta anche rispetto a Mussolini, ne vedremo ancora delle belle.

  5. Ossidia scrive:

    Inutile dire quanto mi senta onorata della tua presenza su questo misero blog. Leggendo il tuo, ormai celebre, post sull’antropologia del siciliano avevo sospettato la tua confidenza col nostro autore perché hai adoperato espressioni abbondantemente utilizzate da Ireneo come “ritualizzazione del conflitto” e “meccanismi scatenanti innati”. La mia conoscenza dell’autore si limita ahimè al solo testo citato, Amore e odio, ma qui trapela già quell’ottimismo, che non può non sembrarci un po’ ingenuo, di cui parlavi: spesso Ireneo usa la parola “Speranza” riferendosi al futuro dell’umanità, e lo fa perché convinto, come saprai meglio di me, del grande potenziale delle pulsioni sociative umane; le considera capaci di rendere inoffensivo “l’io cattivo” che tutti ci trasciniamo dietro come eredità filogenetica. Magari le sue buone speranze erano alimentate dalle nuove generazioni di allora (mi riferisco agli Hippy) che parlando di amore universale sembravano realizzare ciò che Ireneo auspicava e cioè il trasferimento dell’affetto e della compassione dal ristretto ambito familiare all’intero genere umano. Per noi, quasi figli del nuovo millennio, sembra non esserci spazio per le speranze (basta guardare le nostre nuove generazioni): l’umanità è feccia, e sempre lo sarà; ciò che mi consola è che esistono, e sempre esisteranno, nicchie di bene, spazi angusti dove trovare affetto e compassione; ciò che mi conforta è che ogni mille uomini fango ne esiste uno che, da solo, è capace di farti rivalutare l’intera umanità.

  6. Antonio scrive:

    Il tuo blog sarà pure miserabile ma come potrebbe il sottoscritto sconfessare le proprie salde teorie sulla miserabilità dei siciliani e delle loro cose (anche il blog lo è e infatti gli ho dato un nome degno) e dire il contrario? Ad ogni modo mi fa piacere che non ti sia fatta contagiare dall’ottimismo eibl-eibelsfetdiano ma che tuttavia al contempo tu sappia riconoscere che esistono delle piccole ma significative eccezioni tra gli umani: io, quando riesco ad avere a che fare con qualcuno che non è del tutto feccia, raggiungo un benessere che coloro che sono convinti di vivere sempre o spesso con gente gradevole si sognano e forse non cambierei l’ingenuità di questi con la mia gioia goduta una volta ogni tre anni, ma che gioia però! Ma giusto per dare qualche speranza, che può essee autentica solo se proviene dai cosiddetti pessimisti, un certo Sloterdijk, per esempio, non ripone nessuna speranza nell’uomo così come è nella sua natura biologica ma proprio per questo è stato capace di indicare in una futura ma non fantascientifica mutazione genetica controllata della nostra sciagurata stirpe un’occasione di salvezza, diciamo così. se non si fa una diagnosi adeguata si finisce per non poter approntare un’efficace terapia, sia essa anche pericolosa.

  7. Antonio scrive:

    Naturalmente tra parentesi volevo scrivere: “anche il mio blog lo è e infatti…”.

  8. Ossidia scrive:

    Si, avevo capito. Quindi per il solo fatto di essere siciliani tutti i siciliani sono condannati ad una essenza misera e miserabile? Magari non siamo del tutto responsabili della nostra natura volgare: il siciliano è il frutto di un crogiolo di popoli diversi, potremmo aver ereditato la naturafeccia dagli arabi o dai normanni (non dico dai greci perché qualcuno mi ucciderebbe); o forse è la mistura di tutti questi popoli a risultare letale?

  9. Antonio scrive:

    Sì, dici bene, come avevo già precisato nel mio blog, il mio voleva essere un giudizio universale e necessario: tutti i siciliani, per il fatto di essere siciliani, sono condannati ad un’essenza misera e miserabile. Se poi vogliamo proprio cercare delle responsabilità sarà colpa di tutti e di nessuno: magari qualcuno vorrà accusare gli arabi ma cadrebbe vittima di una valutazione prospettica muovendo dalla considerazioen che glia rabi di oggi siano glia rabi di un millennio fa. se la nostra civiltà avesse proceduto con la velocità che aveva preso con gli arabi di allora oggi saremmo il popolo più civile, invece… Lo stesso può dirsi anche per i normanni visto che oggi e nazioni da cui essi presero le mosse sono tra i più civili al mondo, al contrario di noi. Perfino gli spagnoli non possono essere accusati troppo: noi viviamo tra la mafia e loro al massimo hanno qualche terrorista e nonostante siano appen ausciti da una dittatura hanno una società civile migliore della nostra. Forse, più prosaicamente, non hanno influito in maniera decisiva le dominazioni dei diversi popoli ma la dominazione in sè, che ci ha reso un popolo di servi opportunisti e vigliacchi, con una voglia repressa di potenza e prepotenza. E in questo senso i piemontesi prima e il parlamento di Roma poi hanno completato l’opera. Ancora più prosaicamente ci ha rovinato e ci rovina il caldo, che ci rende pigri e lascivi.
    Infine, quanto alla bruttezza delle donne e alla loro ineleganza, ogni mia teoria non riesce a trovare un fondamento: i biologi dicono che il mescolamento del sangue di ceppi diversi migliora i fenotipi, tuttavia sulla nostra isola ci sono le donne più brutte del mondo. La cosa mi addolora ma non so darmene una spiegazione.

  10. ferrigno scrive:

    Mi piacerebbe leggere l’”ormai celebre, post sull’antropologia del siciliano” di Antonio, link grazie!

  11. Antonio scrive:

    Mi permetto di segnalarlo io che ne sono l’autore. Ma non ti illudere di trovare chissà cosa: al massimo è gradevole leggere l’ultima parte, la prima descrive troppo bene la realtà per poter offrire una laettura godibile.
    http://www.antonio-cosedipococonto.blogspot.com/

  12. Antonio scrive:

    Visto che io ne sono l’autore, mi permetto di dire che non vale la pena di leggerlo: è robaccia banale e per certi versi pure oscena, come quasi tutto il resto di ciò che si trova nel mio blog. Ma chi vuole leggerlo…peggio per lui.

  13. Triad scrive:

    Adesso fai il modesto? “Leggi universali e necessarie…”

  14. Antonio scrive:

    Se fossi più dotto riguardo a questioni teologiche, insipiente Triad, sapresti che gli spiriti diabolici mischiano la verità alla menzogna per meglio disorientare. Comunque è bello poter comunicare attraverso 16 o 17 canali così come facciamo noi passando dalle mail alle dozzine di spazi per i commenti disseminati in innumerevoli blog.

  15. Ossidia scrive:

    Triad e Antonio, vi ringrazio per aver fatto gli onori di casa durante a mia assenza e sono ben lieta di ospitare le vostre spassose scaramucce.

    Forse, più prosaicamente, non hanno influito in maniera decisiva le dominazioni dei diversi popoli ma la dominazione in sè, che ci ha reso un popolo di servi opportunisti e vigliacchi, con una voglia repressa di potenza e prepotenza.

    Queste sono parole sante. Sta tutto lì il motivo per cui il siciliano non è un tipo civile: non si è mai considerato appartenente ad una collettività da rispettare e tutelare; tutto ciò che cade al di fuori della sua proprietà gli è totalmente indifferente. Una mentalità, questa, che è tutta (genialmente) racchiusa in una sola parola: futtatinni.

  16. Tommy David scrive:

    Ti sbagli: non è vero che quanto ricade al di fuori della proprietà del siciliano gli è indifferente. Al contrario, è proprio la smania di appropriarsi di ciò che non gli appartiene (impulso da infanti) che rende il siciliano quella schifosa creatura sociale che è.

  17. Antonio scrive:

    Io la metterei così: il siciliano è sensibile solo al possesso e non anche alla proprietà, coem invece richiederebbero un vero regime liberale e un autentico sistema capitalistico. Il sicilaino è predone e non propietario, al massimo possidente.

  18. Pingback: Pesci - Tommy David

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>