Monthly Archive for dicembre, 2008

Decresco

La mia ultima lettura serale è stata il Breve trattato sulla decrescita serena di Serge Latouche.
Serge, attraverso un linguaggio un po’ retorico (non mancano termini come “Megamacchina” per indicare il sistema capitalistico o espressioni del tipo: “bisogna sconfiggere il totalitarismo economicista, sviluppista e progressista”), mi annuncia che da qualche anno esiste un movimento per la decrescita che propone uno stile di vita al di fuori della mentalità della crescita a tutti i costi e dell’esasperata ricerca di profitto (soddi) in ogni dove.
Chi sostiene la decrescita ha in mente una società dove si vive meglio perché si lavora meno e si consuma meno. Un mondo fatato dove ogni uomo è libero di gestire il proprio tempo in maniera autonoma lavorando solo ed esclusivamente per la realizzazione di sé; dove i consumi sono ridotti all’indispensabile perché nessuna pubblicità crea bisogni fittizi e insaziabili e buona parte di ciò che serve viene prodotto in casa, senza spese; dove si recupera il rapporto con la terra e si ritrova il piacere di stare assieme, di costruire assieme, di scambiare, e dove è possibile contare sull’aiuto del vicino come ai tempi delle nonne. Insomma la società auspicata dalla decrescita (e anche da me) è quella di David gnomo.

davidgnomo

E così tutto torna: la mia smania bio-eco-sostenibile di una vita semplice e schietta non è altro che la razionalizzazione di un mio desiderio infantile represso dal contatto con la società capitalista, il desidero di far parte del meraviglioso mondo di David.

Latouche è ben speranzoso, e pensa che per realizzare il progetto basti convincere i capi di stato dell’Occidente ad uscire dalla mentalità produttivista (mentalità nata assieme all’occidente e che ne costituisce la sostanza prima). E poi cambiare la testa di qualche miliardo di persone convincendole che maniare1 più soldi non significa essere persone migliori.
Io invece che sono pessimista (dato che un altro cartone che ha caratterizzato la mia infanzia è Sara, una bambina a cui ne combinavano di tutti i colori) sono certa che il mondo folletto della decrescita resterà per sempre solo un mondo folletto. In alternativa al progetto megalomane di Latouche vi propongo la formazione di una comune dove rifugiarci dall’orrore del mondo seguendo i dettami di David gnomo, ma di questo parleremo l’anno prossimo con più calma; per adesso sorbitevi i miei auguri di natale in puro stile decrescita.

rilassatevi

(Aggiungo pure un regalino: “Wardi Queen” dei Radio Dervish, canzone che contiene, nei suoi 2 minuti e 22, tutta la tristezza e la speranza del mondo.)

  1. Avere tra le mani, maneggiare. []

La maschera

L’ultimo post di Tommy, anche se un po’ sconnesso, contiene due fondamentali verità (o, se vogliamo evitare di essere dogmatici, due affermazioni che mi trovano concorde).

La prima è che “la vita nel mondo necessita degli altri”. Calato nella nostra situazione attuale ciò significa che per fare due lire siamo costretti a relazionarci con gente di cui mai mai ci sarebbe fregata una cippa. Il che per due persone che non hanno una decente maschera e non sanno quindi ingannare la gente (ed ecco la seconda affermazione tommiana) risulta alquanto penoso. Anzi direi proprio che risulta assai penoso tanto da coinvolgere le viscere che si ritrovano stritolate ogni qualvolta ci si presta a dover inscenare una farsa.

Devo ammettere però di essere un po’ più tollerante del nostro amico sconnesso e anchilosato: dove lui reagirebbe con espressioni di disgusto e orrore – tanto per fare un esempio, davanti ad una luunga discussione priva di argomentazione sull’importanza del guardare tutti assieme la televisione per tenere unita la famiglia – io rispondo con un mezzo sorriso mesto che però ho l’impressione non convinca molto il mio interlocutore, il quale, appena pensa di non avere più la mia attenzione sulla sua faccia, congela il sorriso di cordialità che sfoggiava un attimo prima in un ghigno schifato.

Il non saper fingere, oltre a ostacolarci nella conquista della stima altrui, ci rende spesso ingenui e sprovveduti davanti a gente che invece finge benissimo, avendo fatto della farsa il proprio pane quotidiano, e che quindi riesce a metterci nel sacco con nonchalance.

Ma il nostro problema è uno soltanto: siamo viziati da anni di selezioni drastiche per ciò che riguarda la vita sociale, siamo abituati ad avere attorno poca e buona gente con cui non ci siamo mai posti il problema di dover nascondere chi siamo. Adesso che dovremmo risultare più “performanti” forse è meglio non parlare del nostro ateismo (figuriamoci dello sbattezzo), o del fatto che preferiamo (in realtà preferisco) non mangiare carne, o che a casa non abbiamo televisione né detersivi; forse è meglio sembrare un po’ più “normali”.

E così siamo costretti a tacere… Ce la faranno i nostri eroi a sopravvivere in questo spietato mondo rimanendo coerenti con se stessi almeno un po’?