L’ultimo post di Tommy, anche se un po’ sconnesso, contiene due fondamentali verità (o, se vogliamo evitare di essere dogmatici, due affermazioni che mi trovano concorde).
La prima è che “la vita nel mondo necessita degli altri”. Calato nella nostra situazione attuale ciò significa che per fare due lire siamo costretti a relazionarci con gente di cui mai mai ci sarebbe fregata una cippa. Il che per due persone che non hanno una decente maschera e non sanno quindi ingannare la gente (ed ecco la seconda affermazione tommiana) risulta alquanto penoso. Anzi direi proprio che risulta assai penoso tanto da coinvolgere le viscere che si ritrovano stritolate ogni qualvolta ci si presta a dover inscenare una farsa.
Devo ammettere però di essere un po’ più tollerante del nostro amico sconnesso e anchilosato: dove lui reagirebbe con espressioni di disgusto e orrore – tanto per fare un esempio, davanti ad una luunga discussione priva di argomentazione sull’importanza del guardare tutti assieme la televisione per tenere unita la famiglia – io rispondo con un mezzo sorriso mesto che però ho l’impressione non convinca molto il mio interlocutore, il quale, appena pensa di non avere più la mia attenzione sulla sua faccia, congela il sorriso di cordialità che sfoggiava un attimo prima in un ghigno schifato.
Il non saper fingere, oltre a ostacolarci nella conquista della stima altrui, ci rende spesso ingenui e sprovveduti davanti a gente che invece finge benissimo, avendo fatto della farsa il proprio pane quotidiano, e che quindi riesce a metterci nel sacco con nonchalance.
Ma il nostro problema è uno soltanto: siamo viziati da anni di selezioni drastiche per ciò che riguarda la vita sociale, siamo abituati ad avere attorno poca e buona gente con cui non ci siamo mai posti il problema di dover nascondere chi siamo. Adesso che dovremmo risultare più “performanti” forse è meglio non parlare del nostro ateismo (figuriamoci dello sbattezzo), o del fatto che preferiamo (in realtà preferisco) non mangiare carne, o che a casa non abbiamo televisione né detersivi; forse è meglio sembrare un po’ più “normali”.

E così siamo costretti a tacere… Ce la faranno i nostri eroi a sopravvivere in questo spietato mondo rimanendo coerenti con se stessi almeno un po’?
E’ sorprendente vedere come, pur non essendoci piu’ frequentate da anni, per molti versi ci stiamo dirigendo nella stessa direzione O.o io pero’ ammetto di essere PARECCHIO frivola su molte, molte cose
Credo che a Peppe piacereste moltissimo, senza alcun bisogno di fingere di essere “normali” (tanto, lui e’ ben lungi dall’ essere/sembrare normale, ed e’ il tipo che se ne frega completamente di quello che la gente pensa di lui)… a me piacete gia’
Cara Ossidia,
questo tuo post è terribile quanto il mio ultimo racconto (Tommy ce l’ha); anzi più terribile perché so che l’avete sulle spalle (o sul sorriso).
Forse so cosa proviate, perché purtroppo, immerso nella paesanità, a volte i miei giorni, quando sono costretto a stare con gli altri, consistono in un sorriso silenzioso ed ebete.
Con solidarietà,
Cateno.
Il tuo post e quello di Tommy presuppongono una cosa: che tutti quelli con cui avete e avrete a che fare sono e saranno dei bigotti, ipocriti, impiccioni, approfittatori. E’ perché siamo in Sicilia? O forse le vostre nuove “attività” cittadine (piuttosto, ma che diamine di attività sono?) implicano rapporti con questa gentaglia? E, in quest’ultimo caso, ribadisco: CHE DIAMINE DI ATTIVITÀ SONO?
Mia cara e dolce metà, fai male a usare il plurale parlando di ingenuità. Credo di essere così diffidente da non essere facilmente raggirabile.
Quanto alla finzione io potrei anche riuscirci, ma più a parole (per mezzo del linguaggio, cioè) che fisicamente, col corpo mio poco predisposto alla finzione.
P.S. Giofilo, per il momento sono attività… parascolastiche.
E spesso qua la sicilianità la si coglie non nel buzzurro (di cui Ragusa sembra stranamente carente), ma proprio nel borghese (o presunto tale).
@Maya:
eh si, io me n’ero accorta un po’ prima di te hihi
Vabè, mi sa che prima o poi dovremo incontrarci fisicamente.
@Cateno: che tristezza, tutta la tua tartufata (espressione di Tommy) personalità nascosta dietro un sorriso ebete…grazie, la tua solidarietà ci rincuora parecchio.
@Giofilo: il lavoro in sé mi piace, mi trovo bene coi ragazzini e mi diverto pure, il problema sono i genitori, o i”grandi” in generale, con i loro cervellini sclerotizzati dalla normale vita ragusana.
@Tommy: me la voglio proprio vedere la scena di te che fingi con una mamma ragusana di essere normale giustificando il fatto che non siamo sposati con parole del tipo “vede signora, abbiamo un grande desiderio di convolare a nozze, ma ci mancano i mezzi economici, se lei fosse così gentile da aiutarci un giorno potremo anche noi realizzare questo meraviglioso sogno”. Già vomito.
“Vede, signora, a volte le cose della vita sono davvero così complicate…!” e te ne esci con un sorriso ebete…
“Vede, signora, perché non si fa i cazzi suoi?” e ve ne uscite soddisfatti e con un bambino in meno
Potresti rispondere: “signora, mica si è baldracche se non ci si sposa o non ci si fa ingravidare”. Vedrai ch ereagirà bene e tu stessa ti sentirai meglio. Comunque, per fare un discorso più universale, non privatevi mai del piacere di fare sentire alla gente di essere diversi, ancora meglio se prima per qualche istante la illudete di essere perfettamente conformi alla norma. Questi post sono una reciproca e necessaria consolazione. Che bello! Siame finalmente diventati vecchi!
…ma dai, che te ne frega, fin quando puoi prendili tutti per il culo sti poveri idioti….o lotta per essere così come sei…il tuo carattere prima o poi verrà a galla e lo scoprirai….(forse!).
baci
M.
il nostro quasi compaesano Pirandello esprime una sua teoria in proposito e cioè:La vita, pur essendo continuamente mobile, per un destino burlone tende a calarsi in una «forma» in cui resta prigioniera e dalla quale cerca di uscire per assumere nuove forme, senza mai trovare pace. ed aggiunge: quando l’uomo scopre il contrasto tra la «forma» e la «vita» può reagire in tre modi, passivamente, ironicamente e drammaticamente. La reazione passiva è quella dei deboli che si rassegnano alla maschera che li imprigiona, incapaci di ribellarsi o delusi dopo l’esperienza di una nuova maschera: chi si rassegna sente la pena di vedersi vivere come se i suoi atti fossero staccati da sé e appartenessero a un’altra persona; vive perciò quel senso doloroso della frattura tra la vita che vorrebbe vivere e quella che è costretto a vivere. La reazione ironico-umoristica è caratteristica di chi non si rassegna alla maschera e poiché non se ne può liberare, sta al gioco delle parti, però con un atteggiamento ironico, polemico, aggressivo e umoristico in senso pirandelliano. Infine la reazione drammatica quella di chi che, sopraffatto dall’esasperazione, né si rassegna, né riesce a sorridere alla vita, e allora si chiude in una solitudine disperata che lo porta o al suicidio o alla pazzia. aimè vi riconosco nell’ultima reazione (naturalmente sperando un diverso fine ).al momento la mia posizione si rispecchia nella seconda reazione ….forse perchè inibito dal mio intelletto liceale o perchè no dal fatto di non aver ancora scoperto questo contrasto tra “vita” e “forma”.ma di una cosa sono certo ….al momento mi puo anche star bene cosi..nulla toglie che una futura apertura mentale mi faccia cambiare idea ..
quote:
Potresti rispondere: “signora, mica si è baldracche se non ci si sposa o non ci si fa ingravidare”. Vedrai ch ereagirà bene e tu stessa ti sentirai meglio.
Che caduta di stile!
Pesante, volgare e fuori luogo.
Voler sembrare alternativi ad ogni costo ha sempre i suoi contro
quote:
Questi post sono una reciproca e necessaria consolazione. Che bello! Siame finalmente diventati vecchi!
Quanta arrogranza e superbia…
P.S. Cala l’ali, mbare
@M.: il tuo messaggio è un po’ ambiguo (o forse no?). Comunque, caro M, ti prego di scegliere un nick fisso, altrimenti devo moderare ogni volta i tuoi messaggi! E chiamami!
@Toti: fratuzzu è una gioia averti qui! Grazie per aver portato con te Pirandello, ma non penso di essere tra quelli che reagiscono drammaticamente allo scarto tra vita e forma: sorrido ancora alla vita e uccidermi non è fra i miei prossimi programmi. Semmai mi sento ancora in una fase “contemplativa”, in cui guardo allibita e perplessa la differenza fra me e ciò che vorrebbero da me.
Quanto a te, invidiabile ventenne universitario, sarei proprio curiosa di vedere quali maschere sei costretto ad indossare!
@.net: colgo nelle tue parole una vena di risentimento, o sbaglio? E poi Antonio è una delle poche persone che conosco che può permettersi di essere arrogante, e quando dà prova della sua superbia vado in brodo di giuggiole!
quote:
colgo nelle tue parole una vena di risentimento, o sbaglio?
Sbagli.
Ma chi è che non sa che sono proprio i più stolti a essere stracolmi dei vostri piaceri, che la malvagità è ricca di soddisfazioni e che l’animo stesso suggerisce tanti tipi di piaceri vergognosi?
Prima di tutto l’arroganza e l’eccesso di stima di sé, l’orgoglio che disprezza tutti e l’amore cieco e incauto per le sue cose, l’esaltazione per i più piccoli e futili motivi e poi la maldicenza e la superbia che si compiacciono di offendere, l’inerzia e l’indolenza dell’animo che, fiaccato dalla profusione dei godimenti, si addormenta su se stesso.