Monthly Archive for gennaio, 2009

Scarabocchi

Sarà che era il giorno più deprimente dell’anno, sarà stata colpa delle coincidenze astrali od ormonali, fatto sta che l’altro giorno ho dato lievemente di testa. Spaccare un piatto (di mia nonna) non mi ha fatto sentire meglio, e non è servito nemmeno spalmarmi su pavimento cercando di regredire allo stadio fetale.

Munch, "Ceneri"

In quel momento scrivere del mio malessere era praticamente impossibile dato che quando l’angoscia è così spessa e grumosa non riesco a scioglierla in parole. Ma per mia fortuna mi ritrovai casualmente ad applicare il mio metodo anti-angoscia utilizzato tante volte per lo studio di materie funeste: lasciare andare la matita, su un foglio di carta, a scarabocchi inconsapevoli. Nella maggior parte dei casi, dai movimenti meccanici della mia mano, escono fuori esserini col male di vivere, ma stavolta le mie creazioni involontarie mi hanno un po’ turbato perché hanno un non so che di lisergico, tant’è che volevo sottoporli alla vostra (sempre gradita) attenzione.

disegno1

Analizzando a mente lucida il primo, ci vedo il dio Ganesha che accenna un passo dance anni ’70 coronato da una ghirlanda psichedelica.

Il secondo lo lascio a voi perché non ho proprio idea di cosa sia. (So soltanto che è soffice e caramelloso come i marshmallow.)

disegno2

Alla fine di tutto ciò sorge, spontanea, una domanda: che l’ira e l’angoscia abbiano sul cervello effetti simili a quelli dell’LSD?

La vaschetta di gelato

Personaggi
Giovanna la moglie
Gino il marito

Premessa
Nella famiglia Canzonieri i dolci, quando ci sono, stanno in posti strani. Non è insolito, infatti, ritrovare tavolette di cioccolato dentro l’armadio della stanza da letto sotto coltri di vestiti; pacchi di brioscine in fondo al ripostiglio dietro scatolame vario; vasetti di Nutella nell’armadietto del bagno in mezzo alle asciugamani. Questi nascondigli a dir poco creativi sono ideati da Giovanna per sottrarre le leccornie alla golosità patologica del marito, un uomo capace di mangiare, lentamente ma con perseveranza, quasi tre quarti di cassata palermitana.

tantidolci

Atto I
Domenica, sette di sera a casa.
Gino vaga per casa annoiato. Entra in cucina e, fermatosi davanti al frigo, lo apre distrattamente, quasi a cercare qualcosa che lo tiri fuori dal torpore della noia. Ma niente. Richiude e, ormai che c’è, apre pure il freezer, e lì i suoi occhi si illuminano di interesse: una vaschetta di gelato al tiramisù Carte d’Or sta lì, in mezzo a pane e verdure congelate.
Ventre di Gino: “Mmm, gelato incustodito! Mangio!!!”.
Testa di Gino: “Fermo! Non adesso, è meglio aspettare il momento propizio… Stanotte, quando tutti dormiranno, faremo nostro il gelato!”.
Il freezer viene richiuso velocemente e Gino re-indossa la maschera di noia.

uomogelato

Atto II
Mezzanotte passata: è arrivato il momento di premiare la trepidante attesa.
Gino si avvicina al freezer con aria soddisfatta, lo apre, tira fuori la vaschetta ma senza fretta (lui non è un tipo impulsivo e i bei momenti vanno assaporati l e n t a m e n t e); prepara il cucchiaio, prende la ciotola di vetro dalla credenza, la riposa subito dopo pensando che in realtà sarebbe scomodo riempirla quattro volte (tanto vale servirsi direttamente dalla vaschetta) e alla fine, dopo essersi comodamente seduto, apre la vaschetta: il coperchio viene via facilmente con quel piacevole CROOÀ che preannuncia il goloso spuntino e attiva, per riflesso condizionato, la salivazione.
Improvvisamente il viso di Gino si acciglia: “Ma che…? …Ooh cazzo!”.
Ebbene, la vaschetta di gelato al tiramisù Carte d’Or non contiene gelato al tiramisù Carte d’Or ma lenticchia cotta congelata.

lenticchie

Atto III
Qualche settimana dopo, mezzogiorno.
Giovanna entra in cucina, ha l’aria nervosa: “Cavolo è quasi ora di pranzo e non ho preparato nulla”. Apre il freezer in cerca di idee e con aria compiaciuta tira fuori la vaschetta Carte d’Or: “Oggi lenticchia scongelata!”. CROOÀ: il suo sguardo viene attirato da un intruso bianco al centro del contenitore. Mette a fuoco… sembra un biglietto… c’è scritto: “BUTTANA”.