Sarà che era il giorno più deprimente dell’anno, sarà stata colpa delle coincidenze astrali od ormonali, fatto sta che l’altro giorno ho dato lievemente di testa. Spaccare un piatto (di mia nonna) non mi ha fatto sentire meglio, e non è servito nemmeno spalmarmi su pavimento cercando di regredire allo stadio fetale.

In quel momento scrivere del mio malessere era praticamente impossibile dato che quando l’angoscia è così spessa e grumosa non riesco a scioglierla in parole. Ma per mia fortuna mi ritrovai casualmente ad applicare il mio metodo anti-angoscia utilizzato tante volte per lo studio di materie funeste: lasciare andare la matita, su un foglio di carta, a scarabocchi inconsapevoli. Nella maggior parte dei casi, dai movimenti meccanici della mia mano, escono fuori esserini col male di vivere, ma stavolta le mie creazioni involontarie mi hanno un po’ turbato perché hanno un non so che di lisergico, tant’è che volevo sottoporli alla vostra (sempre gradita) attenzione.

Analizzando a mente lucida il primo, ci vedo il dio Ganesha che accenna un passo dance anni ’70 coronato da una ghirlanda psichedelica.
Il secondo lo lascio a voi perché non ho proprio idea di cosa sia. (So soltanto che è soffice e caramelloso come i marshmallow.)

Alla fine di tutto ciò sorge, spontanea, una domanda: che l’ira e l’angoscia abbiano sul cervello effetti simili a quelli dell’LSD?


