Il lavoro di doposcuolista (precettrice privata se volessimo darci un tono) porta con sé non solo angustie e angosce quando l’alunno (il discepolo) non vuole collaborare o quando col faccino candido ti porta voti di merda dopo ore e ore di lezioni. Per fortuna ci sono anche dei vantaggi come ad esempio riprendere e leggere (seriamente come mai si è fatto) i Promessi Sposi, e trovarli addirittura piacevoli; oppure riscoprire la bellezza di uno scrittore che non leggevi da tempo come Calvino. Della sua trilogia sugli aristocratici decaduti avevo letto solo Il barone rampante; accolsi quindi con piacere la notizia che ero costretta a leggere Il visconte dimezzato perché lo avevano assegnato ad una mia fanciulla per le vacanze di Pasqua.
Il piacere si tramutò in entusiasmo quando cominciai a leggere il romanzo breve (o racconto lungo). Il primo capitolo è un capolavoro, poche pagine dense di descrizioni crude e amare ma pure ironiche, di un campo di battaglia.

Menandro (il visconte poi dimezzato) sta per arrivare all’accampamento cristiano dove si arruolerà nella guerra contro i turchi. Il suo cavallo cammina in mezzo a resti di uomini e animali, prodotti di scarto della guerra e della peste appena passate da lì; la descrizione è cruda e spietata:
“In groppi di carcasse, sparsi per la brulla pianura, si vedevano corpi d’uomo e donna, nudi, sfigurati dai bubboni, e cosa dapprincipio inspiegabile, pennuti: come se da quelle loro macilente braccia e costole fossero cresciute nere penne e ali. Erano le carogne d’avvoltoio mischiate ai loro resti.”1
Poco più avanti la guida di Menandro spiega come mai le carcasse dei cavalli sono quasi più di quelle umane: “le scimitarre turche sembrano fatte apposta per fendere d’un colpo i loro ventri” e descrive nei particolari il momento dello sventramento: “quando il cavallo sente di essere sventrato cerca di trattenere le sue viscere. Alcuni posano la pancia a terra, altri si rovesciano sul dorso per non farle penzolare. Ma la morte non tarda a coglierli ugualmente.”2
Menandro nota poi che ogni tanto qualche dito indica loro la strada, la sua guida gli spiega che i vivi mozzano le dita ai morti per portare via gli anelli, e passando davanti al padiglione delle cortigiane lo mette in guardia: “Attento signore, sono tanto sozze e impestate che non le vorrebbero neppure i turchi come preda d’un saccheggio. Ormai non sono più soltanto cariche di piattole, cimici e zecche, ma indosso a loro fanno il nido gli scorpioni e i ramarri.”3
Ma la battuta di gran lunga migliore è: “Di molti valorosi, lo sterco d’ieri è ancora in terra, e loro sono già in cielo.”4
Il resto del romanzo è poi uno zuccherino, immerso in quella atmosfera fiabesca che solo Calvino sa creare: i luoghi sembrano incantati, affascinanti e inquietanti insieme, come il villaggio dei lebbrosi dove si fa baldoria di giorno e di notte; i personaggi sono eccentrici e buffi, come il dottore che passa le notti nei cimiteri per catturare i fuochi fatui, o la ragazza furba che parla con gli animali. E a condire il tutto, cosa che non guasta mai, uno spunto filosofico: il relativismo critico contro l’assolutismo dogmatico; il visconte è mezzo, e grazie a questo ha acquisito una profondità di pensiero che gli interi, immersi come sono nella loro “ottusa e ignorante interezza”, neanche si immaginano.
- Il visconte dimezzato in Calvino, Romanzi e racconti vol. 1, Mondadori, p. 368 (Meridiani da dodici euro). Un po’ prima spiega che gli avvoltoi e i corvi erano quasi tutti spariti perché mangiando le carni infette degli appestati morivano anch’essi di peste. [↩]
- Stessa pagina. [↩]
- P. 370. [↩]
- P. 369. [↩]
I promessi sposi: strepitoso. L’unica pecca è l’aver sacrificato uno dei cattivi più riusciti della letteratura, facendolo redimere dal Borromeo.
Ti segnalo “I promessi sposi in dieci minuti“, che piacerebbe anche ai precettati
Eh, ma finalmente ci siamo procurati la ristampa anastatica con le incisioni del Gonin… Mi sa che lo rileggeremo da là.
Qualche estate fa cominciai a leggere un libretto economico che conteneva: Il barone rampante, Il visconte dimezzato e I nostri antenati… il primo romanzo mi piacque: Calvino è indiscutibilemente magistrale, ma fu il secondo quello che mi costrinse a rallenatre la lettura per paura che finisse.
Portavo quel libro ovunque: come la coperta di Linus, ma ci misi mesi per decidermi a finirlo.
È stato un vero e proprio desiderio di possesso (e io ne sono quasi priva per le cose fisiche).
Meravigliosi il post, i Promessi Sposi in dieci minuti e lo scritto di Calvino. Che bellezze…
@Cassandra: capita anche a me coi libri che mi colpiscono particolarmente,l’idea di finirli mi butta nello sconforto, è anche per questo che ho paura di cominciare la Recherche, non ne uscirei più.
Grazie per essere passata di qui e complimenti per il tuo blog.
@Triad: