“La tua casa sei tu! La tua casa sei tu!” mi urlava, a due centimetri dalla faccia, la futura vicina di casa, nonché lontana parente e amica di famiglia; e lo faceva con tono solenne, certa dell’importanza della sua massima rivelatrice di una profonda verità.
La mia casa sono io, la mia casa rispecchia il mio modo di essere; potrei essere d’accordo (se non fosse che non ho una mia casa e che abito in case che riflettono il modo di essere di altre persone), ma l’intenzione della mia sarà-vicina di casa, sputandomi addosso quella sentenza, era chiaramente quella di ferire il mio amor proprio, collegando lo stato della mia casa (che ammetto è sporco andante) con lo stato del mio io: se la mia casa è sporca e disordinata, la mia anima è sporca e disordinata.
Mia madre e mia nonna soffrono visibilmente per questo mio essere così poco premurosa nei riguardi della mia casa, e si chiedono in che cosa hanno sbagliato educandomi. Persino gli alunni (uno solo in verità, naturalmente predisposto alle faccende domestiche) e gli amici scuotono la testa con disappunto davanti al caos poco creativo delle mie stanze.

Ebbene sì, sono disordinata, sono una pessima casalinga, sono il disonore di tutte le mamme e la ’ngustia dei mariti, e quindi di riflesso sono una donna poco femmina da additare con disgusto.
Mi piacerebbe sapere quando è cominciato questo processo perverso secondo il quale la reputazione di una donna dipende al 95% dal suo modo di gestire casa e famiglia ((Sono certa comunque che qui nel profondo Sud arretrato, dove la maggior parte delle imprenditrici sono in realtà prestanome del marito, il fenomeno è acutizzato rispetto a posti in cui la donna ricopre veramente posti di responsabilità fuori casa.)) ma ci vorrebbero anni, così mi limiterò a ricercare le cause della mia condizione di donna disordinata e quindi disturbata.
Fattori genetici
Sono convinta che il gene “pulizia della casa” sia andato indebolendosi nel corso delle ultime quattro generazioni del mio albero genealogico: la mia bisnonna poteva definirsi una maniaca del pulito – fino agli ultimi mesi della sua vita (94 anni) rassettava e lucidava la sua casa su quattro piani ogni dì, scale comprese. Mia nonna, alla pulizia della casa (fatta comunque in maniere impeccabile), preferisce lo sporco impossibile di anfratti e pertugi, le croste ostinate di forni mai puliti. La sua smania di pulito si riversa sulle cose più impensabili, come il marciapiede sotto casa afflitto dalle macchie d’olio delle macchine in sosta. Mia madre pulisce la casa con moderazione, quando ha tempo e se ne ha voglia; il risultato è comunque decente. E poi ci sono io, che pulisco solo in preda a raptus, quando il disordine mi soffoca.
Fattori ambientali
Sette anni or sono lasciavo il modesto ma confortante appartamentino in via Pilastro, senza avere la più pallida idea degli orrori che possono nascondersi dentro un’abitazione.
Nella mia odissea (non ancora terminata) ho vissuto appartamenti anni ’60 senza luce, con lunghi corridoi tetri, carte da parati ingiallite e polverose, dove gli sportelli della cucina erano infestati da scarafaggetti viscidi; case in campagna umide, col cemento a vista e i mobili sgarruppati; tuguri che danno sulla strada, coi soffitti alti e la muffa nera al capezzale. Tutti posti che non ispirano grandi imprese di pulizia, tanto sono irrecuperabili.
Ma tornerò alla mia Itaca, l’appartamentino modesto ma confortante di via Pilastro, e lì magari mi riscoprirò casalinga.

Fattori culturali
La pulizia della casa è il lavoro più frustrante e inconcludente che ci sia: non produci niente se non pulito che si riconvertirà quasi immediatamente in sporco lurido. Nonostante questa totale vacuità di senso, la pulizia della casa è un’attività che ti chiede l’anima: colei che pulisce la casa deve avere uno spirito sempre vigile; l’occhio attento alle impercettibili variazioni di ordine della sua dimora: una molletta fuori posto, un capello sul lavandino, un grumo di polvere sopra la foto di famiglia. È un lavoro che tiranneggia una buona fetta della tua energia, della tua attenzione e del tuo tempo. E col tempo non si scherza; abbiamo una sola vita e pure breve: certo non ci aiuterà ad affrontare meglio la morte la soddisfazione di aver tenuto sempre pulita la nostra casa.





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