
Giofilo
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Giofilo e Antonio in: chi perde paga il pranzo.

Subito dopo la partenza: i loro movimenti sono disciplinati e decisi; il busto inclinato in avanti tende verso la meta; le braccia tese e le mani allungate fendono meglio l’aria; le gambe rivelano tutta la loro (sufficiente) potenza muscolare.

Ma ecco, Antonio sembra perdere concentrazione: i suoi movimenti si scoordinano, la sua faccia comincia a turbarsi; un pensiero nefasto affiora alla sua coscienza “per tutti i Gefunden, non ce la farò!”
Giofilo rimane concentrato sull’obiettivo.

Antonio realizza la sua sconfitta e un “fanculo” sembra affiorargli sulle labbra.

Giofilo, certo ormai della sua vittoria, ha un espressione di trionfo rabbioso che vedresti bene sopra la faccia di un gladiatore o un eroe omerico, nel momento in cui infligge il corpo mortale alla sua vittima.

Antonio getta la spugna, e si concede un mesto sorriso consolatorio.

L’autocelebrazione con allusioni vagamente volgari

L’atroce e costosa sconfitta.
… sono senza parole!
Hai mostrato il peggio dell’uomo quando è spinto dai suoi due impulsi più primordiali e potenti: la fame e l’onore
Adesso che ho digerito il mio premio, invece, mi resta solo la profonda vergogna per quella penultima foto
Grazie Ossidia!
Noooo! Ahahahahah! Non ce la faccio, troppo ridereee! Ahah!
Come Cateno. Muoio…!
Perbacco! Un Fotopoemaepico!
Si noti come la sconfitta sia da attribuire allo scarso impegno di uno dei contendenti. Si osservino bene le foto: alla partenza, come nel corso dell’agone, il corpo di colui che si è sfamato senza pagare è contratto nello sforzo mentre quello dell’Altro è nobilmente disteso definendo i tratti di una figura apollinea turbata solo nell’avvicinarsi della sconfitta per l’evidenziarsi del montare in stolta superbia (diciamo meglio: è legittimo parlare di hybris) del vincitore. Esprimiamoci attingendo all’inesauribile campo dell’immaginale: ancora una volta Ettore soccombe al brutale Achille.
Con la sottile differenza che Ettore non era uno sbruffone e volentieri avrebbe evitato la contesa, non aizzatola.
Stolido Triad, vuoi forse costringere la figura di Ettore entro i limiti di un soggetto che cristianamente si ritrae dal contendere disprezzando lo spirito agonale? Ricordati che “pro Troia stabat Apollo” e non Cristo: Ettore sapeva di andare incontro alla sconfitta eppure affrontò con dignità l’avversario che lo avrebbe ucciso e che ne avrebbe straziato il corpo. Il conflitto era tutto tanto per Achille quanto per Ettore e il compiacimento dello spettatore di fronte alla sconfitta dell’inerme Ettore non può che appartenere ad uno spettatore cristiano, benchè convertito.
Questo sì che è argomentare con rigore.
Mi permetto di rivendicare la realizzazione tecnico-iconica del fotopoema.
@antonio: spiacente, hai peccato di hybris e per ciò sei stato giustamente punito dagli dei.
c’è solo una cosa da dire: ahahahahaAHHAHAHAHAHAHAHAHHHHHHHHHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAAH e ancora AHAHAHAHHAAH!!!!!!!!!!!!!!