Monthly Archive for giugno, 2009

La Nanna Francì

La mia trisavola si chiamava Francesca, nome insolito per una donna sicula nata nel diciannovesimo secolo, infatti tutti la chiamavano Francì. Di lei conosco ben poco, non so quando è nata di preciso, non so di cosa è morta, non ho idea di che carattere avesse.
In una foto che la ritrae ormai anziana nel bagghio di casa sua, ha i capelli bianchi scombinati, il viso consumato dal sole e dalla fatica, le mani che poggiano a pugno chiuso sui fianchi [tipica posa da massaia (e da massara)], un faulare nero e impolverato che gli arriva fino alle caviglie.
So che ha passato gran parte della sua vita in una vallata sormontata da alte pareti di roccia, e così, ogni volta che saliva in paese, aveva l’inquietante sensazione che il cielo le cascasse addosso.

aridume

Apprendo da mia nonna che la nanna Francì ha avuto 6 figli: la maggiore si chiamava Pippina ed è morta di scanto dopo aver visto uno scussuni che le ha fatto venire la zafira ((L’epatite.)); Sara, morta di parto; Cuncittedda, morta a 13 anni di spagnola; e poi i figli che hanno superato la mezza età: Vanni, morto 2 anni fa: tra le sue numerose imprese ricordiamo la partecipazione alla spedizione in Russia in qualità di medico degli accampamenti, questo senza possedere nessun titolo specifico – per amputare arti o soffocare chi era irrimediabilmente perduto non c’era bisogno di una laurea; Maria, la mia bisnonna, e Saro. Quest’ultimo credo sia l’unico figlio ancora in vita, rinchiuso in un istituto psichiatrico chissà dove, uscito di testa chissà quanti anni fa.

Il gene della follia non è estraneo alla famiglia di mia nonna che conta due morti suicidi, una manciata di tentati suicidi, alcuni pazzi momentanei e un paio di folli cronici (ed è lo stesso gene inquietante che vedo luccicare in certi sguardi di mia nonna). Persino la nanna Francì poco dopo aver partorito Saro, il figlio insano, impazzì improvvisamente.

navedeifolli

La mia bisnonna ricordava fin da vecchia quei giorni di follia della madre che, similmente ad una baccante o ad una attarantata, mollava le faccende domestiche, si scioglieva le trecce e vagava nuda per i campi.
La causa del male non era però né l’invasamento di un dio né il morso di un ragno ma, almeno stando alle parole delle vicine, la fattura di una zingara. Questa abitava da tempo nella contrada e faceva da capro espiatorio per ogni disgrazia o danno che capitava nei paraggi; stavolta il movente era chiaro: la zingara aveva chiesto a Francì di vattiare ((Fare da madrina al battesimo.)) Saro ma quella ovviamente aveva rifiutato, figurarsi avere per comare una mala fimmina del genere. Così per vendicarsi dell’oltraggio subito la fattucchiera aveva pensato bene di fare ammattire Francì per farle perdere l’onore, in famiglia e tra i vicini.

Rousseau, "Zingara addormentata"

La follia di Francì durò pochi mesi, e non si ripresentò più durante tutta la sua vita (elemento che non fa che confermare, agli occhi di mia nonna, l’ipotesi della fattura).
La zingara morì di morte violenta per mano di un vicino che, stanco dei suoi innumerevoli attentati alla quiete pubblica, le scaraventò un mazzacane in testa e la seppellì col tacito assenso dei vicini.
Ma qualcuno parlò e i carabinieri vennero a riesumare il cadavere, che fu trovato con parecchi spilli appresso – prova inconfutabile che si aveva a che fare con una fattucchiera, così all’assassino diedero solo due anni di carcere.