Non ci resta che piangere

Le incombenze della vita mi portano a volte ad anticipare di un paio d’ore la sveglia mattutina, e se il mio corpo è abbastanza disposto a mettersi subito in moto, il mio cervello, o meglio la zona corticale del mio cervello, no. Così per una mezz’oretta riesco solo a guardare stupita e attonita ciò che mi circonda; e non avendo barriere razionali attive, il materiale percettivo grezzo che mi arriva per direttissima mi turba profondamente.
Quando abitavo coi miei il rischio era di rimanere incollata ad MTV, ipnotizzata da quei video iperstimolanti: luci, colori, patino, messaggi sessuali poco subliminali, ritmi concitati.

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Adesso che la mattina accendo la radio il rischio di turba è minore ma non del tutto escluso.
L’altra mattina ad esempio la direttrice dell’Unità commentava le prime pagine dei giornali; dopo le solite notizie sulla porcata del giorno di berlusconi, o sulla cattiva gestione della cosa pubblica di sto governo, il suo intervento si conclude pressapoco così: “Per favore chiunque abbia a cuore l’Italia deve reagire adesso, dopo sarà troppo tardi, non ci resteranno che gli occhi per piangere. Non aspettiamo le macerie, coraggio!”. Ed ecco che il mio tè va di traverso; mi alzo e comincio a urlare verso la radio insulti incomprensibili che sono quasi certa volessero dire: Ah si? Reagiamo? Coraggio? E tu? Hai già preparato una squadra di 100.000 incazzati pronti ad invadere Montecitorio e a bloccare i lavori? Hai assoldato un killer per far fuori quel cazzo di nano psicotico? Prendo il treno e mi unisco a voi? O quando uscirai da quello studio andrai a prenderti il tuo confortante caffettino scordandoti le tue iniziative rivoluzionarie!?

eugene delacroix, "la libertà guida il popolo", 1830.

In Italia non è possibile una rivoluzione: a fare la rivoluzione sono le masse, e le masse si muovono solo se hanno fame; è stato così in Francia, in Russia, in Messico, a Cuba e chissà in quanti altri posti. In Italia il pane e una televisione col digitale terrestre sono garantiti a tutti, perciò non ci resta che piangere, o aspettare sulla riva del fiume il passaggio del cadavere del nemico.

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7 Responses to Non ci resta che piangere

  1. Tommy David says:

    Leggi la homepage di Barnard: “Il dramma è che non sappiamo più spazzarli via. E siamo i primi nella Storia a essere così pavidi”…

  2. Cateno says:

    Ahimè ed ahinoi, quanto hai ragione!

  3. renzo says:

    Pane e DT per tutti? Che ottimisti, uè.
    Fra qualche decennio arriverà anche la fame, scommettiamo?
    I nostri figli non avranno avuto genitori in grado di mettere da parte durante i sette anni di vacche grasse.
    Staranno peggio di noi: niente mezzi di locomozione motorizzati, niente riscaldamento.
    Mangeranno schifezze. Credo che i contributi comunitari smetteranno di arrivare e i nostri agricoltori soccomberanno alla concorrenza di nord Africa e Cina. Oppure torneranno alle condizioni di 100 anni fa.
    Il mondo occidentale è in passivo, si tratta di esaurire il benessere accumulato da genitori e nonni, non ci vorrà molto.
    Io mi sto già documentando: ho comprato Agricoltura for dummies. Un fazzoletto su cui coltivare patate e fave ce l’ho. Qualche pollo, 2 pecore e una mucca se va bene.

  4. Tommy David says:

    L’unica via è non fare figli e non morire troppo vecchi. (A parte coltivare, candidamente, il proprio giardino. Per chi ce l’ha.) :cry:

  5. Ossidia says:

    Immaginatevi la scena surreale: il padre che dice al figlio “eh, ai miei tempi la carne si mangiava tutti i giorni, mica come ora, una volta al mese”.

  6. penaepanico says:

    nano nano penaepanico

  7. Brava. Purtroppo fai parte di una piccolissima minoranza.

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