9 aprile 1921

Il 9 aprile di novant’anni fa circa seicento persone – perlopiù braccianti e manovali, ma anche donne e bambini incuriositi dalla folla – riempivano piazza San Giovanni per ascoltare il comizio del deputato socialista Vincenzo Vacirca. L’onorevole cominciò il suo discorso parlando del grave stato di miseria in cui versava la classe operaia, privata dei più basilari diritti in ambito lavorativo e già vessata dalla guerra appena passata.

Insulti e invettive contro Vacirca cominciarono a provenire dalla parte superiore della piazza, dove si erano appostati alcuni fascisti. La tensione arrivò al culmine quando un pezzo della balaustra, a causa della forte pressione, si staccò e precipitò nella piazza sottostante; cominciarono allora gli spari sulla folla, la porta della Camera del Lavoro venne crivellata di colpi e la gente fuggiva in preda al panico. In pochi attimi la piazza si trasformò in un inferno: tutto quel sangue a Ragusa non si era mai visto. Il fascista Totò Giurato, che partecipò alla sparatoria, commenta così: «avvenne un rivoltarsi dei nemici e un fuggire rapidissimo verso i lati della vasta piazza dove, colpiti dal fitto fuoco, caddero una trentina di vittime socialiste due delle quali spirarono sul colpo mentre altre, gravemente ferite, rantolavano e cercavano di trascinarsi disperatamente nel sangue»1.
I feriti furono più di sessanta; Rosario Occhipinti, Carmelo Vitale e Rosario Gurrieri persero la vita. Il giorno dopo i fascisti invasero il Municipio e devastarono le sedi del PCI e della Camera del Lavoro2.

Il 9 aprile di quest’anno a piazza San Giovanni era un giorno qualunque: i vecchi sulle panchine e i bambini a giocare sotto il primo sole primaverile; davanti alla lapide che ricorda i caduti di quel giorno ormai dimenticato – lapide voluta dal comitato anti-Pennavaria – eravamo una trentina di persone. Tra le risatine ironiche di qualche passante e l’indifferenza della piazza è stata ribadita l’importanza della memoria, del ricordo di una tragedia solo apparentemente lontana: oggi come novant’anni fa i valori democratici sono gravemente minacciati; oggi come ieri i braccianti e i manovali – non più italiani ma stranieri – lavorano in condizioni di semi-schiavitù. Questo però è argomento di prossimi post.

  1. “Una storia dimenticata” tratto dal numero unico 9 aprile 1921, pubblicato a Ragusa il 25 aprile 2002. []
  2. Leggete qui e qui. []
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3 Responses to 9 aprile 1921

  1. Cateno says:

    Che tristezza. E come sembrano prossimi giorni come quello.

  2. Bravissima! Ti sono vicino.
    La memoria è la ricchezza di chi vuole un futuro diverso.

    Un Sorriso

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