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	<title>Ossidia &#187; racconti di nonna</title>
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		<title>Prima eramu comu li petri</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 21:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti di nonna]]></category>
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		<description><![CDATA[Seguendo l&#8217;iniziativa &#8220;recuperiamo il nostro dialetto ché ci piace tanto non farci capire da nessuno&#8221; promossa e incoraggiata qui, vi propongo una poesiuola che le ricamatrici e le merlettaie erano solite sbraitare durante le manifestazioni degli anni &#8217;70, a Palermo &#8230; <a href="http://www.ossidia.it/2010/01/28/prima-eramu-comu-li-petri/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Seguendo l&#8217;iniziativa &#8220;recuperiamo il nostro dialetto ché ci piace tanto non farci capire da nessuno&#8221; promossa e incoraggiata <a href="http://www.tommydavid.com/2010/01/27/c’e-munnu-pessu/">qui</a>, vi propongo una poesiuola che le ricamatrici e le merlettaie erano solite sbraitare durante le manifestazioni degli anni &#8217;70, a Palermo o in giro per la Sicilia, nella vana speranza di vedere rivendicati i propri diritti. Ah, ovviamente non la tradurrò.</p>
<blockquote><p>Prima eramu comu li petri<br />
ittati &#8216;inni la via<br />
passava u patruni, dava &#8216;na pidata<br />
e la petra vulava di latu.<br />
Ma si sti petri si iunginu,<br />
si mettinu tutti a munzeddu,<br />
quannu u patruni duna pidati,<br />
si rumpi lu pedi.</p>
<p>Chista è a lega!<sup><a href="http://www.ossidia.it/2010/01/28/prima-eramu-comu-li-petri/#footnote_0_375" id="identifier_0_375" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="La lega delle merlettaie, sia chiaro">1</a></sup> </p></blockquote>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_375" class="footnote">La lega delle merlettaie, sia chiaro</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>La Nanna Francì</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Jun 2009 13:13:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti di nonna]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia trisavola si chiamava Francesca, nome insolito per una donna sicula nata nel diciannovesimo secolo, infatti tutti la chiamavano Francì. Di lei conosco ben poco, non so quando è nata di preciso, non so di cosa è morta, non &#8230; <a href="http://www.ossidia.it/2009/06/28/la-nanna-franci/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mia trisavola si chiamava Francesca, nome insolito per una donna sicula nata nel diciannovesimo secolo, infatti tutti la chiamavano Francì. Di lei conosco ben poco, non so quando è nata di preciso, non so di cosa è morta, non ho idea di che carattere avesse.<br />
In una foto che la ritrae ormai anziana nel <em>bagghio</em> di casa sua, ha i capelli bianchi scombinati, il viso consumato dal sole e dalla fatica, le mani che poggiano a pugno chiuso sui fianchi [tipica posa da massaia (e da <em>massara</em>)], un <em>faulare</em> nero e impolverato che gli arriva fino alle caviglie.<br />
So che ha passato gran parte della sua vita in una vallata sormontata da alte pareti di roccia, e così, ogni volta che saliva in paese, aveva l’inquietante sensazione che il cielo le cascasse addosso.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/06/aridume.jpg" alt="aridume" title="aridume" width="400" height="300" class="aligncenter size-full wp-image-241" /></p>
<p>Apprendo da mia nonna che la nanna Francì ha avuto 6 figli: la maggiore si chiamava Pippina ed è morta di <em>scanto</em> dopo aver visto uno <em>scussuni</em> che le ha fatto venire la <em>zafira</em><sup><a href="http://www.ossidia.it/2009/06/28/la-nanna-franci/#footnote_0_240" id="identifier_0_240" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="L&amp;#8217;epatite.">1</a></sup>; Sara, morta di parto; Cuncittedda, morta a 13 anni di spagnola; e poi i figli che hanno superato la mezza età: Vanni, morto 2 anni fa: tra le sue numerose imprese ricordiamo la partecipazione alla spedizione in Russia in qualità di medico degli accampamenti, questo senza possedere nessun titolo specifico – per amputare arti o soffocare chi era irrimediabilmente perduto non c’era bisogno di una laurea; Maria, la mia bisnonna, e Saro. Quest’ultimo credo sia l’unico figlio ancora in vita, rinchiuso in un istituto psichiatrico chissà dove, uscito di testa chissà quanti anni fa.</p>
<p>Il gene della follia non è estraneo alla famiglia di mia nonna che conta due morti suicidi, una manciata di tentati suicidi, alcuni pazzi momentanei e un paio di folli cronici (ed è lo stesso gene inquietante che vedo luccicare in certi sguardi di mia nonna). Persino la nanna Francì poco dopo aver partorito Saro, il figlio insano, impazzì improvvisamente. </p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/06/navedeifolli.jpg" alt="navedeifolli" title="Bosch, La nave dei folli" width="323" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-242" /></p>
<p>La mia bisnonna ricordava fin da vecchia quei giorni di follia della madre che, similmente ad una baccante o ad una attarantata, mollava le faccende domestiche, si scioglieva le trecce e vagava nuda per i campi.<br />
La causa del male non era però né l’invasamento di un dio né il morso di un ragno ma, almeno stando alle parole delle vicine, la fattura di una zingara. Questa abitava da tempo nella contrada e faceva da capro espiatorio per ogni disgrazia o danno che capitava nei paraggi; stavolta il movente era chiaro: la zingara aveva chiesto a Francì di <em>vattiare</em><sup><a href="http://www.ossidia.it/2009/06/28/la-nanna-franci/#footnote_1_240" id="identifier_1_240" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Fare da madrina al battesimo.">2</a></sup> Saro ma quella ovviamente aveva rifiutato, figurarsi avere per comare una <em>mala fimmina</em> del genere. Così per vendicarsi dell’oltraggio subito la fattucchiera aveva pensato bene di fare ammattire Francì per farle perdere l’onore, in famiglia e tra i vicini. </p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/06/zingara.jpg" alt="Rousseau, &quot;Zingara addormentata&quot;" title="Rousseau, &quot;Zingara addormentata&quot;" width="450" height="290" class="aligncenter size-full wp-image-243" /></p>
<p>La follia di Francì durò pochi mesi, e non si ripresentò più durante tutta la sua vita (elemento che non fa che confermare, agli occhi di mia nonna, l’ipotesi della fattura).<br />
La zingara morì di morte violenta per mano di un vicino che, stanco dei suoi innumerevoli attentati alla quiete pubblica, le scaraventò un <em>mazzacane</em> in testa e la seppellì col tacito assenso dei vicini.<br />
Ma qualcuno parlò e i carabinieri vennero a riesumare il cadavere, che fu trovato con parecchi spilli appresso – prova inconfutabile che si aveva a che fare con una fattucchiera, così all’assassino diedero solo due anni di carcere.</p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_240" class="footnote">L&#8217;epatite.</li><li id="footnote_1_240" class="footnote">Fare da madrina al battesimo.</li></ol>]]></content:encoded>
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		<title>Zà Pippina</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 19:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti di nonna]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Comiso]]></category>
		<category><![CDATA[fattura]]></category>
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		<description><![CDATA[La faccia è una maschera tragica solcata da rughe profonde e concentriche: gli occhi piccoli e spenti dietro un enorme paio di occhiali che stentano a stargli sul naso sottile e appuntito; la bocca quasi priva di labbra sempre contratta &#8230; <a href="http://www.ossidia.it/2009/02/10/za-pippina/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La faccia è una maschera tragica solcata da rughe profonde e concentriche: gli occhi piccoli e spenti dietro un enorme paio di occhiali che stentano a stargli sul naso sottile e appuntito; la bocca quasi priva di labbra sempre contratta in smorfie varie di sofferenza; la pelle secca, pallida e appiccicata alle ossa, la prima cosa che noti guardando la sua figura: un <strong>mucchio d’ossa doloranti</strong> che si trascina dentro un vestito nero, che più che indossato sembra appeso ad un manico di scopa. Questo è il ritratto (generoso) della zia Pippina, la donna più angosciante ed angosciata che abbia mai incontrato in vita mia, un <em>memento mori</em> ambulante.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/02/morte.jpg" alt="&quot;Tod und Leben&quot;, Klimt (particolare)" title="&quot;Tod und Leben&quot;, Klimt (particolare)" width="170" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-172" /></p>
<p>Da perfetta rappresentante della sua stirpe, i comisani, la zia Pippina è una donna che <strong>esterna tutte le sue emozioni fino allo spettacolo</strong>; così, nei momenti “normali” la vedrai lamentarsi e sospirare; in quelli tragici urlare, gemere, sbattere le mani ossute sulla gonna, e oscillare il busto a destra e sinistra o in avanti e indietro.<br />
Ma la zia Pippina non è sempre stata così. Sembra difficile a credersi, ma anche lei è stata una ragazzina con la testa piena di sogni e speranze, almeno fino al suo ventesimo anno di età, quando le si attaccò addosso <strong>un certo <em>male</em></strong> che non l’ha più abbandonata.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/02/malata.jpg" alt="&quot;La bambina malata&quot;, Munch" title="&quot;La bambina malata&quot;, Munch" width="350" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-173" /></p>
<p>Fu proprio a vent’anni che Pippina conobbe Biagio, un ragazzo alto e bruno che faceva il muratore. I due cominciarono a frequentarsi di nascosto: Pippina trovava una scusa qualunque per uscire di casa, senza dimenticare mai, ci mancherebbe, di portare con sé la sorellina Nunziatina (mia nonna); e Biagio la aspettava a casa di sua cognata, che abitava dall’altra parte della strada. Trascorrevano così lieti e spensierati pomeriggi lontani dagli occhi molto indiscreti dei comisani, e alla fine, appoggiati dalla sorella di Biagio che approvava questa unione, decisero di uscire allo scoperto e chiedere alla famiglia di lei il permesso di sposarsi. Mai l’avessero fatto: non appena i genitori di Pippina vennero a sapere che Biagio era figlio di un cameriere, vietarono categoricamente alla figlia di frequentare quel <strong>morto di fame</strong>. Le inculcarono questo divieto a colpi di sedia; e, davanti alle resistenze di Pippina, fu invocata persino l’autorità dello zio d’America.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/02/comiso.jpg" alt="&quot;Comiso panoramica&quot;, Biagio Castilletti" title="&quot;Comiso panoramica&quot;, Biagio Castilletti" width="350" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-174" /></p>
<p>Cominciò così per i due ragazzi un periodo di lontananza forzata, interrotto solo da fugaci incontri, lettere stucchevoli e pomeriggi passati a guardarsi da dietro i vetri delle finestre. Ma si sa, l’amore giovanile divampa all’improvviso e si spegne con la stessa velocità; e Biagio si dedicò presto a nuove avventure. Di lì a poco Pippina cadde malata di un male indefinibile che la faceva sentire molto debole e apatica, tanto da costringerla a letto per intere settimane. La famiglia e i conoscenti intuirono subito che quel male era collegato a Biagio e presto si diffuse l’idea che il ragazzo, per ripicca, avesse fatto una fattura a Pippina utilizzando un fazzoletto, un guanto, qualcosa appartenente alla ragazza. I genitori sentirono il parere di molti maghi finché non consultarono un fattucchiere molto stimato che confermò la <strong>teoria della fattura</strong>: essa non era mortale ma non si poteva sciogliere perché era stata buttata a mare. Fu così che Pippina non si riprese mai più dalla sua malattia.</p>
<p>P.S. Alla fine la zia Pippina sposò lo zio Paolino, un noto commerciante.</p>
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