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	<title>Ossidia &#187; tradizioni</title>
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		<title>Perversioni culinarie</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Mar 2008 19:28:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
				<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
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		<description><![CDATA[La Pasqua si sa, è la festa del sangue e della carne, del corpo martoriato e immolato. La cucina pasquale non può certo essere da meno: ecco che allora la mia veranda si trasforma in una specie di tèmenos con &#8230; <a href="http://www.ossidia.it/2008/03/22/perversioni-culinarie/">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Pasqua si sa, è la festa del sangue e  della carne, del corpo martoriato e immolato.</p>
<p><a href="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2008/03/cristo_alla_colonna1.jpg"><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2008/03/cristo_alla_colonna1.jpg" alt="" title="cristo_alla_colonna" width="240" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-617" /></a><br />
La cucina pasquale non può certo essere da meno: ecco che allora la mia veranda si trasforma in una specie di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Temenos" target="_blank"><i>tèmenos</i></a> con tanto di: altare sacrificale (un tavolo di legno protetto da tovaglia di plastica a quadri blubianchi), sacerdote (mio padre e il suo ghigno compiaciuto ma un po&#8217; schifato) addetto allo smembramento e svisceramento dell&#8217;animale (un mezzo agnello), assistenti premurose, vago odore dolciastro e appiccicaticcio e pittoreschi coli di sangue.<br />
Ogni buon sacrificio prevede poi la spartizione e la consumazione delle carni dell&#8217;immolato (per gli antichi una delle poche occasioni per strafogarsi di carne, per i moderni una delle infinite occasioni per strafogarsi di carne): ecco che allora il ragusano ti inventa una ricetta golosa (perversa) per rendere più appetibili le interiora di agnello: i “turciniuna”<br />
Il <i>turciniune</i> è il prodotto di un assemblaggio di interiora (una sorta di involtino); gli ingredienti che lo compongono sono in ordine:</p>
<ul> <i>calia</i> (tessuto grassoso che riveste lo stomaco);<br />
panza;<br />
cuore;<br />
polmoni;<br />
fegato;<br />
cipolla, cacio, prezzemolo.</ul>
<p>Come spago per tenerlo chiuso si usa poi il budello (ci mancherebbe) che viene avvolto ripetutamente attorno al turciniune  (da qui il nome, penso).<br />
Se siete tanto curiosi (e avete lo stomaco forte) ho filmato il procedimento (clicca sull&#8217;immagine per vederlo).<br />
<a href="http://it.youtube.com/watch?v=hcZHqIBLX3g" target="_blank" title="Turciniuna"><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2008/03/turciniuna1.jpg" alt="" title="turciniuna" width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-618" /></a><br />
Noto con dis<b>piacere</b> che la tradizione dei turciniuna sta perdendo colpi: sempre meno giovani apprezzano la pietanza, ma io non lascerò che questo accada: trasmetterò ai miei pronipoti la storia dei turciniuna, magari quando avranno voglia di un racconto terrificante.</p>
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		<title>Spigolatrici</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 11:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
				<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
		<category><![CDATA[grano]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;">Mia nonna oggi ha visto alla tv un servizio sulle spigolatrici (le donne che dopo la mietitura del grano ripassavano i campi raccattando le spighe dimenticate) e ha cominciato a saltellare di gioia (mia nonna è un personaggio buffo, saltella di gioia per ogni sciocchezza) dicendo: “<i>talìa talìa chissu u facieumu macari niautri!!!</i>” (guarda guarda quello lo facevamo anche noi) e cominciò a raccontare pressapoco così: “siccome erano tempi di <i>canimìa </i><span style="font-style:normal;">(ristrettezze economiche), dopo la raccolta del grano tornavamo nei campi con un sacco appeso alla vita che pendeva da dietro, e lo riempivamo di </span><i>spicuzze. </i><span style="font-style:normal;">Dopo aver raccolto fino all’ultima spicuzza buttavamo il contenuto dei sacchi nell’aia e gli uomini vi passavano sopra col carretto prima e con le bestie poi per </span><i>pisari </i><span style="font-style:normal;">il frumento</span><i> </i>(<span style="font-style:normal;">operazione che serviva a separare i chicchi di grano dalla paglia) e poi aspettavamo la misericordia del Signore che facesse arrivare il vento e non facesse piovere, quando il vento era arrivato </span><i>spagghiavamo</i><span style="font-style:normal;"> il frumento con il tridente (si sollevava il frumento da terra in modo che la paglia volasse via e i chicchi di grano ricadessero a terra) e lo portavamo a macinare”.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;"></span></p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2008/02/spigolatrici1.jpg" alt="" title="spigolatrici" width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-621" /></p>
<p style="margin-bottom:0;">&nbsp;</p>
<p><span style="font-style:normal;">Ecco, inizio a sentirmi in colpa per tutte quelle volte che ho criticato mia nonna perché si ostinava a non buttare il pane vecchio di settimane; comincio a percepire l’abisso fra la mia concezione del pane e la sua. Vivendo in prima persona il lungo ed estenuante processo che dalla spiga di grano ti porta alla </span><i>cuddura </i><span style="font-style:normal;">(forma di pane ragusano) non porti a tavola un semplice alimento, ma un oggetto sacro: ecco perché il segno della croce prima di impastare o la formuletta propiziatoria per una buona cottura del pane (“<i>signuri fici iu ora fai tu</i>”); ecco perché il pane non si posa mai a “pancia in giù” figuriamoci buttarlo&#8230; un sacrilegio!</span></p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2008/02/paneduro1.jpg" alt="" title="paneduro" width="240" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-622" /></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;">&nbsp;</p>
<p>Del resto, non penso che ci sia mai stato un dio Pane ma il pane è spesso mandato da dio: Demetra fa conoscere la spiga di grano ai greci, e i cristiani pregano il loro dio dicendo “dacci oggi il nostro pane quotidiano” e se lo mangiano pure come corpo di Cristo.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;">Beh, vado a farmi una zuppa di pane cotto, in fondo si lascia mangiare nonostante la consistenza viscidina.</p>
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