Ebbene si, quest’estate avrei voluto passarla a ritemprarmi anima e corpo, dopo un brutto inverno umido e buio nel tugurio turati; avrei voluto passeggiare, nuotare, prendere tanto sole, annusare pini, spiare mici. E invece quest’estate l’ho passata o meglio l’ho consumata a sistemare casa, da perfetta massaia: è come se tutte le case che ho trascurato fin’ora si fossero vendicate costringendomi a dedicare due mesi pieni a questa mia nuova casa borghese (in realtà è un appartamento da operaio, ma dato i miei precedenti la considero una dimora di lusso).
Così, miei cari lettori, ho pensato di rendervi partecipi delle mie peripezie casalinghe tramite una fotocronaca.
20 giugno: l’approdo felice,
la casa è vuota, le buste piene di roba da sistemare e di cose che non troveranno mai il loro posto.
In mancanza di mobili rivalutiamo l’utilità del pavimento come poggia-cose, ben presto tutti gli angoli delle stanze si riempiono di oggetti, ordinati comunque con criterio.
Dato che lo sgabuzzino è l’unica stanza della casa ad avere un ampio e solido scaffale, lo riempiamo a tappo. Quale luogo migliore dove far scoppiare una bottiglia di aceto! Ossidia non perde certo tempo e ne fracassa una piena, proprio lì, in mezzo a quella baraonda di buste.
tutto si risolve con: 15 minuti di solenne cazziata da parte del consorte, 2 orette per svuotare e ripulire tutto, 24 ore di ventilatore sparato sul pavimento per far andare via la puzza di aceto.
Fine luglio: cominciano i lavori di ristrutturazione della cucina: bisogna strappare le mattonelle ingiallite anni ‘80 (che, come si usava in quel tempo, ricoprivano tre delle quattro pareti della stanza)
e sostituirle con una sottile striscia di mattonelline bianco fascion, sensibilissime a qualsiasi micromacchia (però fascion).
Dopo tre giorni di fracasso i mastri vanno via, senza dimenticare di lasciarsi dietro quella simpatica polverina bianca sottile e bastarda, capace di depositarsi anche nei posti più impensabili.
Passano così due giorni a strigliare la casa, muri compresi. Manco il tempo di finire che enormi cartoni, contenenti la mia cucina fatta a pezzi, invadono l’ingresso fino a vietarne il transito.
La cucina è montata.
La casa è di nuovo uno schifo ma stavolta, furba, non la pulisco che tanto deve arrivare pure la stanza da letto.
Quando tutti i mobili sono (più o meno) al loro posto, ci concediamo una pausa e fuggiamo alle vigne.
Il 20 agosto si ricomincia, un po’ più sereni. Il primo pensiero di Tommy è quello di realizzare finalmente il progetto su cui lavorava da una vita: la costruzione della mega libreria dei suoi (e miei ) sogni. Ci si butta a capofitto
e in una settimana di duro lavoro manuale in solitudine1 la Libreria prende forma e si impossessa di un’intera parete del soggiorno (la parete più piccola, ma è un buon inizio).
Non c’è tempo per le contemplazioni soddisfatte del proprio lavoro, e subito Tommy si impegna in un’altra ardua impresa: ridipingere una parete a stanza con colori festosi: blu, rosso e arancione.
E quando tutto sembra felicemente concluso, i mattoni del soggiorno, che per 25 anni hanno fatto il loro dovere di mattoni, decidono improvvisamente di esplodere; per fortuna il santo mastro sig Tomasello, forse allarmato dalla mia crisi isterica al telefono, si precipita a risolvere l’ingombrante problema riattaccando le ribelli mattonelle (dato che soldi per un nuovo pavimento non ce n’è).
E adesso, la nostra banale ma confortante vita da appartamento può prendere il via.
- io preferivo andare al mare con le amiche [↩]










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