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	<title>Ossidia &#187; fattura</title>
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		<title>Zà Pippina</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 19:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
				<category><![CDATA[racconti di nonna]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La faccia è una maschera tragica solcata da rughe profonde e concentriche: gli occhi piccoli e spenti dietro un enorme paio di occhiali che stentano a stargli sul naso sottile e appuntito; la bocca quasi priva di labbra sempre contratta in smorfie varie di sofferenza; la pelle secca, pallida e appiccicata alle ossa, la prima cosa che noti guardando la sua figura: un <strong>mucchio d’ossa doloranti</strong> che si trascina dentro un vestito nero, che più che indossato sembra appeso ad un manico di scopa. Questo è il ritratto (generoso) della zia Pippina, la donna più angosciante ed angosciata che abbia mai incontrato in vita mia, un <em>memento mori</em> ambulante.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/02/morte.jpg" alt="&quot;Tod und Leben&quot;, Klimt (particolare)" title="&quot;Tod und Leben&quot;, Klimt (particolare)" width="170" height="400" class="aligncenter size-full wp-image-172" /></p>
<p>Da perfetta rappresentante della sua stirpe, i comisani, la zia Pippina è una donna che <strong>esterna tutte le sue emozioni fino allo spettacolo</strong>; così, nei momenti “normali” la vedrai lamentarsi e sospirare; in quelli tragici urlare, gemere, sbattere le mani ossute sulla gonna, e oscillare il busto a destra e sinistra o in avanti e indietro.<br />
Ma la zia Pippina non è sempre stata così. Sembra difficile a credersi, ma anche lei è stata una ragazzina con la testa piena di sogni e speranze, almeno fino al suo ventesimo anno di età, quando le si attaccò addosso <strong>un certo <em>male</em></strong> che non l’ha più abbandonata.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/02/malata.jpg" alt="&quot;La bambina malata&quot;, Munch" title="&quot;La bambina malata&quot;, Munch" width="350" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-173" /></p>
<p>Fu proprio a vent’anni che Pippina conobbe Biagio, un ragazzo alto e bruno che faceva il muratore. I due cominciarono a frequentarsi di nascosto: Pippina trovava una scusa qualunque per uscire di casa, senza dimenticare mai, ci mancherebbe, di portare con sé la sorellina Nunziatina (mia nonna); e Biagio la aspettava a casa di sua cognata, che abitava dall’altra parte della strada. Trascorrevano così lieti e spensierati pomeriggi lontani dagli occhi molto indiscreti dei comisani, e alla fine, appoggiati dalla sorella di Biagio che approvava questa unione, decisero di uscire allo scoperto e chiedere alla famiglia di lei il permesso di sposarsi. Mai l’avessero fatto: non appena i genitori di Pippina vennero a sapere che Biagio era figlio di un cameriere, vietarono categoricamente alla figlia di frequentare quel <strong>morto di fame</strong>. Le inculcarono questo divieto a colpi di sedia; e, davanti alle resistenze di Pippina, fu invocata persino l’autorità dello zio d’America.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/02/comiso.jpg" alt="&quot;Comiso panoramica&quot;, Biagio Castilletti" title="&quot;Comiso panoramica&quot;, Biagio Castilletti" width="350" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-174" /></p>
<p>Cominciò così per i due ragazzi un periodo di lontananza forzata, interrotto solo da fugaci incontri, lettere stucchevoli e pomeriggi passati a guardarsi da dietro i vetri delle finestre. Ma si sa, l’amore giovanile divampa all’improvviso e si spegne con la stessa velocità; e Biagio si dedicò presto a nuove avventure. Di lì a poco Pippina cadde malata di un male indefinibile che la faceva sentire molto debole e apatica, tanto da costringerla a letto per intere settimane. La famiglia e i conoscenti intuirono subito che quel male era collegato a Biagio e presto si diffuse l’idea che il ragazzo, per ripicca, avesse fatto una fattura a Pippina utilizzando un fazzoletto, un guanto, qualcosa appartenente alla ragazza. I genitori sentirono il parere di molti maghi finché non consultarono un fattucchiere molto stimato che confermò la <strong>teoria della fattura</strong>: essa non era mortale ma non si poteva sciogliere perché era stata buttata a mare. Fu così che Pippina non si riprese mai più dalla sua malattia.</p>
<p>P.S. Alla fine la zia Pippina sposò lo zio Paolino, un noto commerciante.</p>
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