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	<title>Ossidia &#187; grano</title>
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		<title>Spigolatrici</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Feb 2008 11:48:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom:0;">Mia nonna oggi ha visto alla tv un servizio sulle spigolatrici (le donne che dopo la mietitura del grano ripassavano i campi raccattando le spighe dimenticate) e ha cominciato a saltellare di gioia (mia nonna è un personaggio buffo, saltella di gioia per ogni sciocchezza) dicendo: “<i>talìa talìa chissu u facieumu macari niautri!!!</i>” (guarda guarda quello lo facevamo anche noi) e cominciò a raccontare pressapoco così: “siccome erano tempi di <i>canimìa </i><span style="font-style:normal;">(ristrettezze economiche), dopo la raccolta del grano tornavamo nei campi con un sacco appeso alla vita che pendeva da dietro, e lo riempivamo di </span><i>spicuzze. </i><span style="font-style:normal;">Dopo aver raccolto fino all’ultima spicuzza buttavamo il contenuto dei sacchi nell’aia e gli uomini vi passavano sopra col carretto prima e con le bestie poi per </span><i>pisari </i><span style="font-style:normal;">il frumento</span><i> </i>(<span style="font-style:normal;">operazione che serviva a separare i chicchi di grano dalla paglia) e poi aspettavamo la misericordia del Signore che facesse arrivare il vento e non facesse piovere, quando il vento era arrivato </span><i>spagghiavamo</i><span style="font-style:normal;"> il frumento con il tridente (si sollevava il frumento da terra in modo che la paglia volasse via e i chicchi di grano ricadessero a terra) e lo portavamo a macinare”.</span></p>
<p style="margin-bottom:0;"><span style="font-style:normal;"></span></p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2008/02/spigolatrici1.jpg" alt="" title="spigolatrici" width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-621" /></p>
<p style="margin-bottom:0;">&nbsp;</p>
<p><span style="font-style:normal;">Ecco, inizio a sentirmi in colpa per tutte quelle volte che ho criticato mia nonna perché si ostinava a non buttare il pane vecchio di settimane; comincio a percepire l’abisso fra la mia concezione del pane e la sua. Vivendo in prima persona il lungo ed estenuante processo che dalla spiga di grano ti porta alla </span><i>cuddura </i><span style="font-style:normal;">(forma di pane ragusano) non porti a tavola un semplice alimento, ma un oggetto sacro: ecco perché il segno della croce prima di impastare o la formuletta propiziatoria per una buona cottura del pane (“<i>signuri fici iu ora fai tu</i>”); ecco perché il pane non si posa mai a “pancia in giù” figuriamoci buttarlo&#8230; un sacrilegio!</span></p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2008/02/paneduro1.jpg" alt="" title="paneduro" width="240" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-622" /></p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;">&nbsp;</p>
<p>Del resto, non penso che ci sia mai stato un dio Pane ma il pane è spesso mandato da dio: Demetra fa conoscere la spiga di grano ai greci, e i cristiani pregano il loro dio dicendo “dacci oggi il nostro pane quotidiano” e se lo mangiano pure come corpo di Cristo.</p>
<p style="margin-bottom:0;font-style:normal;">Beh, vado a farmi una zuppa di pane cotto, in fondo si lascia mangiare nonostante la consistenza viscidina.</p>
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