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	<title>Ossidia &#187; verità</title>
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		<title>Le mezze verità</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 23:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ossidia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro di doposcuolista (precettrice privata se volessimo darci un tono) porta con sé non solo angustie e angosce quando l’alunno (il discepolo) non vuole collaborare o quando col faccino candido ti porta voti di merda dopo ore e ore di lezioni. Per fortuna ci sono anche dei vantaggi come ad esempio riprendere e leggere (seriamente come mai si è fatto) i Promessi Sposi, e trovarli addirittura piacevoli; oppure riscoprire la bellezza di uno scrittore che non leggevi da tempo come Calvino. Della sua trilogia sugli aristocratici decaduti avevo letto solo <i>Il barone rampante</i>; accolsi quindi con piacere la notizia che ero costretta a leggere <i><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_visconte_dimezzato">Il visconte dimezzato</a></i> perché lo avevano assegnato ad una mia fanciulla per le vacanze di Pasqua.<br />
Il piacere si tramutò in entusiasmo quando cominciai a leggere il romanzo breve (o racconto lungo). Il primo capitolo è un capolavoro, poche pagine dense di descrizioni crude e amare ma pure ironiche, di un campo di battaglia.</p>
<p><img src="http://www.ossidia.it/wp-content/uploads/2009/04/mortenera.jpg" alt="mortenera" title="Pieter Bruegel il vecchio, Trionfo della morte" width="400" height="341" class="aligncenter size-full wp-image-205" /></p>
<p>Menandro (il visconte poi dimezzato) sta per arrivare all’accampamento cristiano dove si arruolerà nella guerra contro i turchi. Il suo cavallo cammina in mezzo a resti di uomini e animali, prodotti di scarto della guerra e della peste appena passate da lì; la descrizione è cruda e spietata:<br />
“<em>In groppi di carcasse, sparsi per la brulla pianura, si vedevano corpi d’uomo e donna, nudi, sfigurati dai bubboni, e cosa dapprincipio inspiegabile, pennuti: come se da quelle loro macilente braccia e costole fossero cresciute nere penne e ali. Erano le carogne d’avvoltoio mischiate ai loro resti.</em>”<sup><a href="http://www.ossidia.it/2009/04/30/le-mezze-verita/#footnote_0_204" id="identifier_0_204" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Il visconte dimezzato in Calvino, Romanzi e racconti vol. 1, Mondadori, p. 368 (Meridiani da dodici euro). Un po&rsquo; prima spiega che gli avvoltoi e i corvi erano quasi tutti spariti perch&eacute; mangiando le carni infette degli appestati morivano anch&rsquo;essi di peste.">1</a></sup><br />
 Poco più avanti la guida di Menandro spiega come mai le carcasse dei cavalli sono quasi più di quelle umane: “<em>le scimitarre turche sembrano fatte apposta per fendere d’un colpo i loro ventri</em>” e descrive nei particolari il momento dello sventramento: “<em>quando il cavallo sente di essere sventrato cerca di trattenere le sue viscere. Alcuni posano la pancia a terra, altri si rovesciano sul dorso per non farle penzolare. Ma la morte non tarda a coglierli ugualmente.</em>”<sup><a href="http://www.ossidia.it/2009/04/30/le-mezze-verita/#footnote_1_204" id="identifier_1_204" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Stessa pagina.">2</a></sup><br />
Menandro nota poi che ogni tanto qualche dito indica loro la strada, la sua guida gli spiega che i vivi mozzano le dita ai morti per portare via gli anelli, e passando davanti al padiglione delle cortigiane lo mette in guardia: “<em>Attento signore, sono tanto sozze e impestate che non le vorrebbero neppure i turchi come preda d’un saccheggio. Ormai non sono più soltanto cariche di piattole, cimici e zecche, ma indosso a loro fanno il nido gli scorpioni e i ramarri.</em>”<sup><a href="http://www.ossidia.it/2009/04/30/le-mezze-verita/#footnote_2_204" id="identifier_2_204" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="P. 370.">3</a></sup><br />
Ma la battuta di gran lunga migliore è: “<em>Di molti valorosi, lo sterco d’ieri è ancora in terra, e loro sono già in cielo.</em>”<sup><a href="http://www.ossidia.it/2009/04/30/le-mezze-verita/#footnote_3_204" id="identifier_3_204" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="P. 369.">4</a></sup><br />
Il resto del romanzo è poi uno zuccherino, immerso in quella atmosfera fiabesca che solo Calvino sa creare: i luoghi sembrano incantati, affascinanti e inquietanti insieme, come il villaggio dei lebbrosi dove si fa baldoria di giorno e di notte; i personaggi sono eccentrici e buffi, come il dottore che passa le notti nei cimiteri per catturare i fuochi fatui, o la ragazza furba che parla con gli animali. E a condire il tutto, cosa che non guasta mai, uno spunto filosofico: il relativismo critico contro l’assolutismo dogmatico; il visconte è mezzo, e grazie a questo ha acquisito una profondità di pensiero che gli interi, immersi come sono nella loro “ottusa e ignorante interezza”, neanche si immaginano. </p>
<ol class="footnotes"><li id="footnote_0_204" class="footnote"><i>Il visconte dimezzato</i> in Calvino, <i>Romanzi e racconti vol. 1</i>, Mondadori, p. 368 (Meridiani da dodici euro). Un po’ prima spiega che gli avvoltoi e i corvi erano quasi tutti spariti perché mangiando le carni infette degli appestati morivano anch’essi di peste.</li><li id="footnote_1_204" class="footnote">Stessa pagina.</li><li id="footnote_2_204" class="footnote">P. 370.</li><li id="footnote_3_204" class="footnote">P. 369.</li></ol>]]></content:encoded>
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